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Intervento a Convengno in Bologna - 1994
Organizzato da CGIL - CISL - UIL
Anch'io vorrei iniziare, come il Prefetto, dando ragione della
mia presenza in questa sede e in questa occasione.
Sono fautore del fatto che gli Organi dello Stato, in questo caso
la Magistratura, debbano, entro i limiti della riservatezza, dare
conto di quanto emerge dalle valutazioni da questa specie di osservatorio
privilegiato (se si può chiamare privilegiato il ruolo
del Pubblico ministero!).
E' quindi una attività doverosa, una sorta di illustrazione
all'opinione pubblica ed alla collettività di determinate
situazioni. Convengo che, anche per la natura dci Sindacati che
si sono fatti promotori di questa iniziativa, è un momento
sociale che assume un rilievo di tutto riguardo.
Sottolineando ancora tale premessa e parlando a braccio, cerchiamo
di impostare alcuni argomenti.
Anzitutto bisogna precisare che l'ufficio del Pubblico ministero
nelle sedi capoluoghi di distretto (quindi per quanto riguarda
l'Emilia Romagna, con coincidenza unica in Bologna) con legge
del '91 si è dotato delle Direzioni distrettuali antimafia:
queste altro non sono che collettori investigativi di indagìni
su fatti che abbiano riguardo ad episodi di criminalità,
fra l'altro connotati dal requisito della mafiosità.
Da questo punto di vista è, indubbiamente, uno speciale
osservatorio.
Nell'ambito e nel contesto dell'argomento di questo forum è
strettamente pertinente direi, l'aspetto della illustrazione di
determinati temi emergenti dall'indagine su questo fenomeno; in
quanto una delle manifestazioni principali dell'attività
mafiosa in Regioni che mafiose non lo sono storicamente, non lo
sono per tradizione, non lo sono per cultura, è proprio
dato dalla infiltrazione nel tessuto economico e finanziario.
Con tutta una serie di ricadute anche su altri settori che vedono
il Sindacato quale protagonista diretto, basti pensare al mondo
del lavoro.
Appare dunque immediatamente importante metterci d'accordo già
sul termine MAFIA, preme ttendo che sulla mafia e sulla sua stessa
definizione sono stati scritti innumerevoli libri anche da parte
di autorità sicuramente riconosciute e che quasi non c'è
definizione che coincida con l'altra.
Fra tutte ve ne propongo una che è, a mio giudizio la più
attuale e credi-bile e quella che meglio si attaglia alla realtà
locale: "la Mafia e le associazioni mafiose sono organizzazioni
criminali che ricercano quale essenziale, l'attività di
intermediazione parassitaria, anche per il mezzo di condotte violente
o comunque illecite, nella formazione degli affari".
In questo ambito si realizza uno degli aspetti fondamentali della
strategia mafiosa che ha, comunque, sempre la necessità
sia di acquisire nuovi profitti, che di fare circolare, investire
ed introdurre, detti profitti, in un circolo economico legale.
Possiamo dire che esistono (ormai è riconosciuto dalla
migliore dottri
na) tre economie: una legale, una illegale e quella criminale.
L'attività di accertamento, quanto meno in sede giudiziaria,
sui flussi finanziari dell'economia criminale rimane valida ed
attendibile almeno fino al momento in cui tali flussi non vanno
a confluire in quelli prodotti dall'economia illegale (che sarebbe
l'economia che si fonda su altre tipologie di reato:
pensiamo al complesso delle evasioni fiscali od alla attività
di corruzione nel settore della P.A. che stanno trattando i miei
Colleghi milanesi) oppure, addirittura, nell'economia legale.
L'effetto di inserimento di flussi finanziari di natura criminale
nell'economia legale produce una sorta di effetto doping, perché
altera i termini essenziali di una economia che, in quanto tale,
si fonda su regole ben precise, conosciute e riconoscibili. Nel
momento in cui determinati flussi si inseriscono in detto contesto,
originano una alterazione che, oltre.a produrre l'arricchimento
che è l'interesse proprio della organizzazione criminale,
induce una alterazione complessiva del sistema economico dapprima
locale e poi naziona
le.
Questo credo, sia un effetto particolarmente negativo per una
società quale la nostra, in cui non vi sono forti tradizioni
nella stessa classe mercantile e neppure, possiamo tranquillamente
confidarcelo, appare particolarmente solida.
Questo è uno degli aspetti su cui dobbiamo riflettere assieme
per studiarne effetti e cause: insisto per la opportunità
di utilizzare gli elementi di informazione che ci vengono forniti
da quelli che io chiamo "osservatori".
Per quanto attiene la realtà Emiliano romagnola (ne abbiamo
sentito trattare dal Prefetto ed è stato citato da chi
ha introdotto il tema del forum) il contenuto della relazione
della Commissione Parlamentare antimafia fornisce, sulla scorta
di materiale conoscitivo assimilato dalle audizioni dei c.d. magistrati
antimafia, Prefetto, Questori, responsabili di Uffici di polizia
nonché di rappresentanti di categorie,un quadro di assieme
che, nelle linee generali, è perfettamente condivisibile.
Parto da queste conclusioni dando per scontato che siano accettate.
Altro osservatorio è l'attività giudiziaria nell'esito
delle attività procedimentali degli uffici requirenti,
soprattutto laddove è convalidato dall'esito di giudizi.
Inoltre le relazioni che annualmente svolgono gli Uffici di Polizia,
soprattutto le singole informative di natura assai complessa che
detti Uffici, dando mostra di speciale zelo, sono in grado di
sviluppare.
Abbiamo anche il prodotto di attività grandemente meritoria
che è quella svolta da organi di vigilanza: il pensiero
corre immediato agli Uffici ispettivi della Banca d'Italia.
Guardiamo tutti assieme al ruolo che lo stesso Sindacato può
svolgere nel suo settore, analizzando dati sicuramente in suo
possesso (relativi, ad es., al controllo del mercato del lavoro).
Pensiamo al ruolo che potrebbe svolgere l'Università: elaborare
dati secondo criteri quanto più scientifici e fornire tali
elaborazioni come occasioni di studio ed elemento informativo
della pubblica opinione; sentiamo, infatti,
un gran bisogno di analisi improntate alla serietà, che
non si risolvano in chiacchiere.
Abbiamo parlato in precedenza di MAFIA e ne abbiamo discusso quale
fenomeno che interagisce nel sistema economico e finanziario:
poi c'è quella Mafia di cui tutti sentono guardando la
TV e leggendo i giornali, insomma, quella violenta e cruenta:
la c.d. ala militare.
Stiamo molto attenti!
Continuando a ripeterci che nella nostra Regione non conosciamo
il fenomeno mafioso, prima o poi ce lo troveremo in casa.
Dobbiamo vigilare sulle infiltrazioni economiche e finanziarie
ma anche sulla presenza di vere e proprie dependance delle cosche
operanti in altre Regioni, soprattutto nel modenese, nel reggiano
e sulla riviera romagnola.
Lì sono forti gli interessi economici, forse lì
andranno ad investire, ma può essere assai credibile ritenere
che lì si insedino, per cominciare a produrre quelle atttvità
tipiche di controllo del territorio su cui la Mafia vive e prospera
nelle regioni storicamente di origine.
Prestiamo la massima attenzione a fenomeni quali il "taglieggiamento"
dei pubblici esercizi, l'attività di usura, la nascita
ed il prosperare di società finanziarie anche, come faceva
autorevolmente osservare la Commissione Violante, in assenza di
situazioni economiche che le giustifichino.
Andiamo a verificare, senza ingenerare isterici allarmismi o sospetti
di separatismo, (il separatismo sarebbe la definitiva rovina!)
ad esempio determinate situazioni nel settore del circuito che
gravita attorno ai pubblici appalti, (appalti, sub appalti e noli)
con particolare riguardo ad attività quale il movimento
terra: noteremo abbattimenti di prezzi nell'ordine del 30 e 40%
sulle basi di bando.
Andiamo dunque ad osservare (ma non lo pretendo certo dal Sindacato
che non è organo di polizia e non lo dovrà mai essere,
a nessun costo ma può esserlo di analisi, studio e prevenzione),
se tali condizioni sono oggettivamente praticabili o se giustificano
solo una situazione di esubero di liquidità.
E poi la creazione di veri e propri santuari, utili, ad esempio,
al ricovero di latitanti, alla garanzia di agevolazioni nel giudiziario
(assegnazione di arresti domiciliari) o luogo di assegnazione
per i c.d. soggiornanti obbligati.
Ora, per fortuna, non esiste più l'assegnazione a luogo
diverso; in effetti il tutto si era poi risolto in un ottimo paravento
e giustificazione alla esportazione di criminali mafiosi.
Discutiamo, quindi, serenamente di tutto questo.
E poniamoci dei problemi. C'è un argomento che gira per
questa sala ed è il c.d. Decreto Merloni. Non ho veste
particolare per difenderlo ma è opportuno che ciascuno
di noi ci pensi e ne discuta.
E' indubbiamente vero che quella attività di controllo
si manifestò evidentemente indispensabile ma è altrettanto
vero che, la stessa, pare opporsi alla realizzazione delle condizioni
che agevolino una ripresa di attività in rilevanti settori
della P.A.
La questione criminale in questo Paese, come in altri, sta diventando
il problema principale.
Proprio perché non è più un problema da "sbirri"
ma un problema del-collettività, dell'economia, del sistema
finanziario, del sistema bancario, della stessa struttura sociale
di alcune regioni.
Ma non è compito della Magistratura contemperare, mediare
le esigenze opposte dello sviluppo e del controllo sociale e di
Polizia. Non è compito dei giudici andare a prevedere dove
si 'infileranno' determinati flussi di denaro o quale sarà
il progetto di sviluppo.
Vorrei, infine, fare una riflessione che prende spunto dalle parole
del prefetto nel corso della sua comunicazione e che riguarda
il livello di professionalità delle forze di Polizia nel
loro complesso ed anche dare atto del mutamento di mentalità
che appare evidente a me che con quelle forze di polizia lavoro.
Non siamo sicuramente più fermi ai "rapportini"
puri e semplici: abbiamo operatori di polizia giudiziaria che
possiedono requisiti di professionalità ed attitudini specifiche
per conoscere fatti di particolare complessità.
Tutti hanno capito che l'analisi del fenomeno è l'aspetto
essenziale per affrontare il tema di indagini complesse, anche
in presenza di ostacoli che si presentano costantemente in corso
di investigazioni criminali.
Ciò impone di spostare l'attenzione, quanto meno nelle
nostre realtà, dai soggetti ai patrimoni e per far questo
è necessario sapere che le indagini patrimoniali prima
o poi sfociano in quelle bancarie.
Ed in questo settore siamo autodidatti : nonostante la buona volontà
di tutti!
Abbiamo essenzialmente necessità che non si blocchi questo
trend positivo e che prosegua la produzione normativa avviata
nei primi anni '90; che non si abroghino i vari decreti Merloni
e ma che non si blocchi l'economia: perché questo è
un ricatto che non è accettabile.
Si rendano invece sempre più trasparenti determinate situazioni
a rischio e ci si consentano sempre più efficaci strumenti
di conoscenza, ad esempio, sui modi di formazione improvvisa di
certi patrimoni.
Penso quindi alla possibilità (spero non faccia sobbalzare
sulle sedie nessuno, non c'è alcuna tentazione "orwelliana")
di rendere immediato per mezzo della telematica e dello strumento
informatico l'accesso al dato bancario, fatte salve le garanzie
generali già ora previste.
E' dunque inutile parlare della necessità di inseguire
la formazione dei patrimoni illeciti senza avere concrete praticabilità
investigative: bisogna assuere atteggiamenti conseguenti.
Concludo qui con una raccomandazione: che è quella di potenziare
e rendere organici i collegamenti fra quelli che ho definito "osservatori",
fra strutture istituzionali o volontarie che siano, ovviamente,
caratterizzate da un certo livello cli professionalità
ed attendibilità.
Lo chiedo perché è necessario che ci vengano forniti
questi dati per potere produrre, a nostra volta, analisi attendibili.
Tempo fa, ad esempio, leggevo uno studio del QUASCO relativo alla
realtà degli appalti nella nostra Regione: lo cito quale
esempio commendevole anche per la serietà, la metodologia
utilizzata e per il concreto interesse che può originare
per gli inquirenti
.
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