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Articolo pubblicato su ESSECOME - EDIS ed. - n° 8 del 2001

La sicurezza è, sempre più, considerata dal sentire comune quale bene primario e diritto essenziale; le istituzioni locali, nazionali, sovranazionali dovranno garantire, ciascuno per le proprie competenze, un livello adeguato di prestazioni utili a soddisfare tale richiesta.

Gli Stati - chiameremo così e da qui genericamente ed impropriamente tutti i soggetti pubblici coinvolti - dovranno impiegare sempre più risorse finanziarie e di intelligenza per garantire un servizio efficace e convincente.

Si deve anche notare che molto più complesse e variegate sono, rispetto anche a pochi anni orsono, le situazioni ed i soggetti rispetto ai quali esiste specifica esigenza di protezione.
Infatti un tempo - ieri per il metro della storia !- oltre all'integrità elementare della persona fisica, l'unico diritto che effettivamente imponeva tutela era la proprietà; a questo, oggi, se ne sono aggiunti (sostituiti) tanti quanti, ad esempio, quelli che scaturiscono o sono connessi al trattamento, elaborazione e trasmissione dei dati, dell'ingegno industriale e commerciale e, in genere, ad una innumerevole serie di recenti figure contrattuali.

Per dare una risposta a queste ed ad altre complesse pretese, gli Stati dovranno rispondere indicativamente su più piani di intervento:

  • 1. il legislativo, allestendo nuovi strumenti normativi ovvero adeguando gli esistenti in guisa da fronteggiare efficacemente le nuove emergenze;
  • 2. repressivo, garantendo un efficace e moderno sistema di polizia fondato sulla informazione e prevenzione;
  • 3. giudiziario, riformando sistemi ed ordinamenti obsoleti e dispendiosi, votandosi definitivamente al pragmatismo della discrezionalità dell'azione penale e previa una "robusta" depenalizzazione.
    Comunque, tutto ciò premesso, rimane irragionevole e demagogico sostenere che, comunque si intenda procedere, gli Stati debbano o possano fronteggiare ogni tipo di aggressione o lesione alla sicurezza dei cittadini.

Tale considerazione alla luce dell'incremento obiettivo dei fatti criminali da un lato e, dall'altro , dall'aumento di pretesa di tutela da parte dei singoli.
Non è quindi improprio affrontare il tema della partecipazione dell'iniziativa privata , secondo le classiche regole del mercato, al grande settore della sicurezza.
Altri, quali ad esempio la sanità, l'istruzione e la previdenza, conoscono da tempo questa sorta di sistema a doppio binario; siamo, comunque, alla vigilia di grandi rivoluzioni in questi termini anche in un Paese, come il nostro, connotato da forte staticità.
Gli Stati, come è evidente, dovranno da una parte garantire una soglia di sicurezza uguale e per tutti e, comunque, indirizzata alla repressione di fatti di maggior allarme sociale; dovranno essere, in tale ottica, individuate specifiche competenze agli interventi delle istituzioni sovranazionali, di quelle nazionali e di quelle locali.

Dunque servizi primari assegnati al pubblico e quelli, per così dire integrativi, rimessi ai privati, con adeguate forme di incentivazione e/o detassazione.
Sarà quindi il mercato - ormai in grado di individuare opportune forme di compensazione fra finalità sociali e profitto - a realizzare effettive forme operative di intervento che, oggi a malapena, possono essere solamente intuite.

Del resto pochi anni fa pareva blasfemo pensare che sistemi cruciali per la convivenza - quali le comunicazioni, la telefonia, la radiotelefonia - potessero sfuggire al monopolio pubblico; ora è quasi blasfemo affermare il contrario!

Alcuni esempi fra le applicazioni concrete?
La possibilità di ridurre i costi dei premi assicurativi per intere categorie di soggetti a seguito di adesione collettiva al rispetto di protocolli in tema di comportamenti adeguatamente certificati, ovvero l'incentivazione di categorie soggette a rischi criminali specifici all'utilizzazione di sistemi di pagamento elettronico, ovvero costituzione di agevolazioni fiscali per il c.d. commercio elettronico.
Ed ancora: analisi sistematica - sempre affidata a società di servizi o a professionisti del settore - dei fenomeni criminali più diffusi, finalizzata alla predisposizione di strumenti di prevenzione di rischio nella fase dei momenti economicamente significativi (formazione dei contratti, sistemi di trasferimenti di valori, costruzione di edifici destinati alla abitazione civile, allocazione di strutture quali banche, depositi valori).
Infine: realizzazione di sistemi integrati di sicurezza e controllo basati sulla informazione e sulla prevenzione; anche questi - demandabili a strutture professionali - in grado di accertare e classificare secondo scale codificate il rischio criminale di determinate operazioni, industriali commerciali o finanziarie che siano.

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